domenica 26 ottobre 2014

La pratica dei sacrifici umani nella Gran Bretagna dell’Età del Ferro

Per sacrificio umano si intende quella peculiare pratica religiosa mediante la quale un individuo viene immolato ad una divinità al fine di ottenere determinati vantaggi.
Quando si parla di sacrifici umani molto spesso la nostra mente corre verso luoghi esotici e popolazioni assai distanti dalla nostra realtà culturale, come i Aztechi, i Maya. Nondimeno, secondo alcuni studiosi, tale atto religioso era praticato anche nella nostra Europa e in particolare nella Gran Bretagna, nel periodo storico dell’Età del Ferro.
Di solito i sacrifici venivano compiuti per differenti scopi come domandare perdono agli dei, richiedere poteri di chiaroveggenza, ottenere vittorie in battaglia, o la cessazione di una pestilenza. Si pensa che i Britanni ritenevano essenziale l’invocazione delle divinità e la pratica di tali rituali, poiché diversamente ci sarebbero state delle sventure per tutta la comunità...
Chi e cosa veniva sacrificato?
Animali e uomini.
Per quanto concerne gli animali, i Britanni prediligevano i cani e i cavalli. I
primi erano considerati i custodi delle case ed avevano la funzione di proteggere la dimora degli uomini dagli intrusi; mentre ai secondi era attribuita grande forza soprattutto per il fatto di essere cavalcati ed utilizzati durante le guerre.
Tuttavia la questione più controversa tra gli archeologi resta sempre quella relativa alla effettiva pratica dei sacrifici umani in Gran Brategna.
Una prima corrente di pensiero ritiene che essi non si siano mai verificati in quel determinato territorio, sostenendo che si trattava di semplici omicidi; mentre un differente orientamento è convinto della possibilità che siano stati posti in essere. A corroborare l’ultima ipotesi vi sono dei reperti archeologici e alcuni testi antichi. Una delle più importanti prove a conferma di questa tesi è data dai resti dell’uomo di Lindow, risalente all’Età del Ferro, ritrovati  in una palude nel nord ovest dell'Inghilterra. Analizzandoli, si sono potuti ricostruire gli ultimi attimi di vista di questa persona. Si è scoperto che aveva ingerito una bevanda vischiosa, sacra per i druidi, e che successivamente gli furono sferrati due colpi alla testa. Inoltre la gola era stata tagliata e lo avevano fatto sanguinare per lungo tempo prima di essere gettato a faccia in giù in uno stagno nella palude.
Tutto questo lascia intendere che i sacrifici umani possano essersi verificati nella Gran Bretagna dell'Età del Ferro.
Gli studiosi ci riferiscono che le persone scelte per tali rituali erano prigionieri di guerra o criminali. Generalmente le vittime sacrificali, dopo la morte, non venivano sepolte, ma erano gettate in paludi, fiumi o laghi. Questo poiché i Britanni credevano che l'acqua fosse un portale per entrare in un altro mondo vicino agli dei.
Un'ulteriore fonte di accesso alla tematica dei sacrifici è data dalla letteratura classica, anche se essa non può costituire una prova certa. Giulio Cesare, Lucano e Tacito ci parlano di questa macabra pratica religiosa, fornendoci preziose informazioni sulle truculente modalità di assassinio che variavano dal taglio della gola, alla combustione.