venerdì 9 gennaio 2015

Michael Moorcock, l’anti-Tolkien

Il 31 dicembre scorso, sul The New Yorker è stato pubblicato un articolo intitolato “L’anti-Tolkien”, scritto da Peter Bebergal. In esso il redattore elogia Micheal Moorcock, geniale autore di libri fantasy e di fantascienza, evidenziando il grande contributo che questi ha dato alla narrativa di immaginazione moderna. In secondo luogo vengono enucleate le critiche di Michael Moorcock alle opere di J. R. R. Tolkien.
Uno stralcio dell’articolo di  Peter Bebergal:

“It was fifty years ago this year that Moorcock, then twenty-four years old, was offered the editorial helm of the British magazine New Worlds… Moorcock and his peers had become tired of the dominant science-fiction landscape: vast fields of time travel, machismo, and spaceships, as well as the beefcake heroes of the fantasy subgenre “Sword and Sorcery.” The Golden Age of Science Fiction, held aloft by authors like Frederik Pohl, John W. Campbell, and Robert Heinlein had, by the nineteen-sixties, sputtered out into a recycling of the same ideas. Within the pages of New Worlds, Moorcock created a literary revolution, one that would have science-fiction fans calling for his head.”...

Se volete leggere tutto l’articolo, lo trovate qui...


Autore: Michael John Moorcock (Londra, 18 dicembre 1939) è un prolifico
scrittore britannico sia di fantascienza che di fantasy; ha inoltre pubblicato un certo numero di romanzi letterari. Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, asoli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo della New Wave nel Regno Unito e indirettamente negli Stati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l'Eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell'Arts Council. In questo periodo scrisse occasionalmente sotto lo pseudonimo di "James Colvin", uno "pseudonimo di casa" usato da altri critici su New Worlds. In seguito apparve un falso necrologio di Colvin su New Worlds. In seguito Breakfast in the Ruins, un romanzo letterario, incluse un'introduzione che menzionava la precedente morte di Moorcock. Alcuni lettori vi credettero. Moorcock, infatti, usa molto le iniziali 'JC', e non è interamente una coincidenza che siano anche le iniziali di Gesù Cristo (Jesus Christ in inglese), il soggetto della sua novella del 1967 Behold the Man. Quest'opera, pubblicata per la prima volta su New Worlds come una novella, racconta la storia di Karl Glogauer, un Ebreo insicuro e dall'incerta sessualità che, ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, diventa viaggiatore del tempo per cercare di incontrarlo, ma scopre, con suo orrore, che "Gesù di Nazareth" non è altri che un ritardato storpio, figlio di una donna di facili costumi che racconta di averlo concepito con un angelo: a quel punto Glogauer, per "riparare" a quello che gli sembra un insopportabile 'torto cosmico', inizia a viaggiare per la Palestina predicando il messaggio cristiano come lo ricorda dalle sue numerose letture dei Vangeli e, infine, arriva a "inverare" la leggenda biblica della crocefissione attraverso un paradosso di predestinazione. Questo lavoro vinse il Premio Nebula per la migliore novella del 1967. (Tratto da http://truefantasybooks.blogspot.it/)


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