domenica 22 febbraio 2015

La spada dell’aurora di Michael Moorcock – La saga della Runa Magica (Hawkmoon) vol. 3

Scheda:
Titolo: La spada dell’aurora
Titolo originale: The Sword of the Dawn
Serie: La saga della Runa Magica (Hawkmoon) vol. 3
Autore: Michael Moorcock
Editore:  TEA
Collana: Teadue
Genere: fantasy/sword and sorcery/science fantasy/grimdark fantasy
Traduttore: Mariagrazia Bianchi
Data di pubblicazione: 1968
Data di pubblicazione italiana: 1993 (Longanesi 1978)

Trama: Dorian Hawkmoon ha già fatto molto per la Runa Magica. Ha affrontato viaggi impossibili e nemici di ogni genere, ha difeso la Kamarg dagli assalti dell'Impero Nero e strappato il potente Amuleto Rosso dalle mani del dio pazzo, ha combattuto. La missione suprema si avvicina: attaccare direttamente l'Impero Nero. Solo un'arma può dare a Dorian la speranza della vittoria: la Spada che comanda la Legione dell'Aurora, un'arma fatale che da secoli la Runa ha destinato al suo eroe...

Commento:
La spada dell’aurora è il terzo libro della saga della Runa Magica di Michael Moorcock, pubblicato sul mercato anglosassone nel 1968 dalla Lancer Books con il titolo “The Sword of the Dawn”; mentre è giunto in Italia solamente nel 1978, grazie alla casa editrice Longanesi.
Questo romanzo può essere catalogato fantasy/sword and sorcery/science fantasy/clockpunk, anche se presenta peculiari elementi che rendono difficile imbrigliarlo in un singolo genere letterario. I commentatori odierni non esiterebbero a definirlo grimdark fantasy.
Dorian Hawkmoon è riuscito a trasferire il castello del conte Brass (e comunque tutta la Kamarg) in un’altra dimensione, che non può essere raggiunta dall’Impero Nero. Nonostante sia al sicuro insieme alla sua amata Yisselda, il nostro comincia ad annoiarsi e, dopo aver catturato un uomo al servizio della Gran Bretagna che è riuscito a varcare quel piano dell’esistenza giungendo nel loro mondo, lo interroga e decide di partire con Guillam d'Averc per scoprire quali sono i piani dell’imperatore Huon. In realtà
questo viaggio porterà Hawkmoon in altre dimensioni, dove non si troverà ad affrontare i soldati della Gran Bretagna, ma ben altri pericoli. Infatti apprenderà dell’esistenza di una civiltà che vive al di sotto del suolo e che combatte contro una miriade di temibili mostri meccanici simili a grossi ragni. Dopo verrà proiettato nel bel mezzo di una guerra tra ricchi mercanti e pirati, che allevano rettili grotteschi muniti di lunghi tentacoli e a cui fanno sacrifici umani. Ovviamente, il tutto sotto lo sguardo vigile della Runa Magica, entità misteriosa che è destinato a servire.
Anche in questo episodio vi sono tecnologie anacronistiche che conferiscono al libro contaminazioni clockpunk. Compaiono gli ormai noti ornitotteri volanti e i lanciafiamme dell’Impero Nero, il globo viscoso in cui è contenuto il corpo fetale di Huon (di cui non si è ancora compresa la natura), ma anche la macchina di cristallo che consente di trasferire persone e cose in altre dimensioni e un velivolo a forma di sfera in grado sfondare la crosta terrestre.
Come negli altri romanzi, la scienza viaggia a braccetto con la magia, dato che notevoli elementi e oggetti soprannaturali giocano un ruolo fondamentale nell’economia della vicenda in argomento; non da ultimi gli anelli che permettono il trasferimento di persone nei piani dell’esistenza e la Spada dell’Aurora.
Debbo tuttavia rilevare che questo episodio risulta inferiore ai due precedenti, in quanto Moorcock perde parte dell’originalità che lo aveva contraddistinto e la storia risulta meno accattivante e più prevedibile. Viene adombrato anche l’aspetto truculento del romanzo, che esaltava l'efferatezza della Gran Bretagna e che rappresentava una nota innovativa nel panorama letterario dell'epoca, conducendo alcuni critici odierni a considerare l'opera antesignana del grimdark fantasy. Infine a mio avviso viene concesso un eccessivo spazio al punto di vista del barone Meliadus, allontanando dal centro dell'attenzione Hawkmoon.

Voto 3/5

La saga della Runa Magica:
3. La Spada dell'Aurora, 1978 (The Sword of the Dawn, 1968);

Autore: Michael John Moorcock (Londra, 18 dicembre 1939) è un prolifico
scrittore britannico sia di fantascienza che di fantasy; ha inoltre pubblicato un certo numero di romanzi letterari. Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, a soli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo della New Wave nel Regno Unito e indirettamente negli Stati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l'Eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell'Arts Council. In questo periodo scrisse occasionalmente sotto lo pseudonimo di "James Colvin", uno "pseudonimo di casa" usato da altri critici su New Worlds. In seguito apparve un falso necrologio di Colvin su New Worlds. In seguito Breakfast in the Ruins, un romanzo letterario, incluse un'introduzione che menzionava la precedente morte di Moorcock. Alcuni lettori vi credettero. Moorcock, infatti, usa molto le iniziali 'JC', e non è interamente una coincidenza che siano anche le iniziali di Gesù Cristo (Jesus Christ in inglese), il soggetto della sua novella del 1967 Behold the Man. Quest'opera, pubblicata per la prima volta su New Worlds come una novella, racconta la storia di Karl Glogauer, un Ebreo insicuro e dall'incerta sessualità che, ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, diventa viaggiatore del tempo per cercare di incontrarlo, ma scopre, con suo orrore, che "Gesù di Nazareth" non è altri che un ritardato storpio, figlio di una donna di facili costumi che racconta di averlo concepito con un angelo: a quel punto Glogauer, per "riparare" a quello che gli sembra un insopportabile 'torto cosmico', inizia a viaggiare per la Palestina predicando il messaggio cristiano come lo ricorda dalle sue numerose letture dei Vangeli e, infine, arriva a "inverare" la leggenda biblica della crocefissione attraverso un paradosso di predestinazione. Questo lavoro vinse il Premio Nebula per la migliore novella del 1967. (Tratto da http://truefantasybooks.blogspot.it/)

-----------------------------------
Seguimi anche su: