domenica 1 marzo 2015

La runa magica di Michael Moorcock – La saga della Runa Magica (Hawkmoon) vol. 4

Scheda:
Titolo: La runa magica
Titolo originale: The Runestaff
Serie: La saga della Runa Magica (Hawkmoon) vol. 4
Autore: Michael Moorcock
Editore:  TEA
Collana: Teadue
Genere: fantasy/sword and sorcery/science fantasy/grimdark fantasy
Traduttore: Mariagrazia Bianchi
Data di pubblicazione: 1969
Data di pubblicazione italiana: 1993 (Longanesi 1978)

Trama: Dorian Hawkmoon è ora pronto per lo scontro finale. Nella destra stringe la fomidabile Spada dell'Aurora, con la sinistra sta per levare al cielo la Runa Magica, il simbolo del Bene, lo stendardo che solo gli eroi possono alzare invocando la vittoria...

Commento:
La runa magica è il quarto libro (e pertanto il conclusivo) della saga della Runa Magica di Michael
Moorcock, pubblicato sul mercato anglosassone nel 1969 dalla Lancer Books con il titolo “The Secret of the Runestaff”; mentre è giunto in Italia solamente nel 1978, grazie alla casa editrice Longanesi.
Questo ultimo romanzo della saga (come del resto gli altri) può essere catalogato fantasy/sword and sorcery/science fantasy/clockpunk, anche se presenta peculiari elementi che rendono difficile imbrigliarlo in un singolo genere letterario. I commentatori odierni non esiterebbero a definirlo grimdark fantasy.
L’Impero Nero che ormai ha conquistato tutta l’Europa e parte del Medio Oriente, soggiogando tutte le popolazioni di questi stati e imponendo la legge del terrore. A dispetto di ciò, la Gran Bretagna non può beneficiare di un periodo di tranquillità poiché il barone Meliadus, roso dal desiderio di uccidere Dorian Hawkmoon e di conquistare il potere assoluto, ordisce un piano per destituire l’imperatore Huon, dato che lo ritiene pazzo e incapace di governare.
Nel frattempo Hwkmoon è intento a compiere un lungo viaggio attraverso l’oceano per tornare dalla sua amata Yisselda, ma la sua nave viene attaccata da alcuni mostri marini che lo inducono a rifugiarsi a Dnark, che apprende essere presidiata dallo spirito della Runa Magica.
La scelta di Michael Moorcock è quella di narrarci la vicenda in terza persona, attraverso il punto di vista di Dorian Hawkmoon e quello del barone Meliadus. Come nel precedente volume, l’Autore si sofferma nell’evidenziare il profilo psicologico di questo personaggio, mettendo in evidenza la sua perfidia e la sua ambizione sfrenata. E proprio questo pov ci permette di avere maggiori informazioni sulla situazione sociopolitica dell’Impero Nero.
Anzitutto questo stato è governato con un ferreo regime dittatoriale e la popolazione presenta una suddivisione in Ordini (caste). Tutti debbono indossare delle maschere di animali, le quali indicano sia il livello raggiunto da una persona all’interno della scala sociale, sia un determinato reparto militare. Ve ne sono molteplici: mantide, airone, lupo, serpente, cane, maiale, mosca, avvoltoio, falcone, ecc... Solo i senza casta (considerati dei paria) hanno il diritto di mostrarsi privi di esse.
Al vertice della piramide sociale della Gran Bretagna si pone l’imperatore Huon, un essere immortale simile a un feto avvizzito che regna da circa duemila anni e che vive all’interno di una sfera contente del liquido latteo. Costui esercita un potere assoluto, vive nella sala del trono ed è difeso da migliaia di soldati dell’ordine della mantide (al quale peraltro appartiene).
La Gran Bretagna, come ho affermato dianzi, è riuscita in pochi anni a conquistare
tutta L’Europa e il Medio Oriente, grazie alle tecnologie avanzate elaborate dai suoi scienziati, guidati da Kalan dell’Ordine del Serpente, che nessuno stato è in grado di contrastare. Tra esse ricordo: gli ornitotteri volanti, i lanciafiamme, la macchina dell’intelligenza e un cannone che esplode verdi sfere corrosive.
Altro elemento di grande pregio è dato dalla descrizione architettonica dei palazzi di Londra in cui viene esercitato il potere dai gerarchi dell’Impero Nero. Leggendo le pagine che riguardano tali edifici è possibile venire proiettati in questi tetri e bizzarri luoghi, dove vengono commessi gli atti più esecrabili e dove vivono i più abietti debosciati.
Nondimeno nell’economia della storia gioca un ruolo fondamentale la magia, dato che nelle situazioni di maggiore pericolo la Runa Magica interviene a modificare gli eventi, al fine di condurre Hawkmoon a realizzare il suo destino. Alla vicenda prendono parte anche mostri orripilanti simili a rettili giganteschi e spiriti elementali.
Dopo avervi illustrato tutti i punti di forza del romanzo, devo comunque osservare che la trama è piuttosto lineare e diventa abbastanza agevole capire quale sarà la conclusione della saga. Inoltre l’Autore sembra avere perso parte dello smalto che lo aveva contraddistinto nei primi due volumi della serie.
In ogni caso, mi sento di consigliare caldamente la lettura de La runa magica e comunque di tutta la saga, atteso che per gli elementi di originalità che propone risulta essere un’opera unica nel suo genere.

Voto 3/5

La saga della Runa Magica:
4. La Runa Magica, 1978 (The Runestaff, 1969).


Autore: Michael John Moorcock (Londra, 18 dicembre 1939) è un prolifico
scrittore britannico sia di fantascienza che di fantasy; ha inoltre pubblicato un certo numero di romanzi letterari. Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, a soli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo della New Wave nel Regno Unito e indirettamente negli Stati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l'Eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell'Arts Council. In questo periodo scrisse occasionalmente sotto lo pseudonimo di "James Colvin", uno "pseudonimo di casa" usato da altri critici su New Worlds. In seguito apparve un falso necrologio di Colvin su New Worlds. In seguito Breakfast in the Ruins, un romanzo letterario, incluse un'introduzione che menzionava la precedente morte di Moorcock. Alcuni lettori vi credettero. Moorcock, infatti, usa molto le iniziali 'JC', e non è interamente una coincidenza che siano anche le iniziali di Gesù Cristo (Jesus Christ in inglese), il soggetto della sua novella del 1967 Behold the Man. Quest'opera, pubblicata per la prima volta su New Worlds come una novella, racconta la storia di Karl Glogauer, un Ebreo insicuro e dall'incerta sessualità che, ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, diventa viaggiatore del tempo per cercare di incontrarlo, ma scopre, con suo orrore, che "Gesù di Nazareth" non è altri che un ritardato storpio, figlio di una donna di facili costumi che racconta di averlo concepito con un angelo: a quel punto Glogauer, per "riparare" a quello che gli sembra un insopportabile 'torto cosmico', inizia a viaggiare per la Palestina predicando il messaggio cristiano come lo ricorda dalle sue numerose letture dei Vangeli e, infine, arriva a "inverare" la leggenda biblica della crocefissione attraverso un paradosso di predestinazione. Questo lavoro vinse il Premio Nebula per la migliore novella del 1967. (Tratto da http://truefantasybooks.blogspot.it/)

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