sabato 4 aprile 2015

Gli dei perduti di Michael Moorcock – Il Ciclo di Corum - Prima Trilogia vol.3

Scheda:
Titolo: Gli dei perduti
Titolo originale: The King of the Swords
Serie: Le Cronache di Corum – Prima Trilogia vol.3
Autore: Michael Moorcock
Copertina: Antonio Atza
Editore:  Sugar Editore
Collana: Delta Fantascienza Fantasia Eroica 11
Genere: fantasy/sword and sorcery/grimdark fantasy/clockpunk
Traduttore: Vito Messana
Data di pubblicazione: 1971
Data di pubblicazione italiana: 1974
Pagine: 210
Non disponibile

Ciclo di Corum:
-   Prima trilogia:
3. Gli dei perduti, 1974; (The King of the Swords, 1971);
-   Seconda Trilogia:
4. Il Toro e la Lancia, 1990; (The Bull and the Spear, 1973)
5. La Quercia e l'Ariete, 1990; (The Oak and the Ram, 1973)
6. La Spada e lo Stallone, 1990; (The Sword and the Stallion, 1974)

Trama: ­ Erano tempi di splendore e di tenebre, di dei e di giganti, di esseri favolosi e creature deformi, di situazioni al limite della follia, di sogni che diventavano reali, di incubi che prendevano corpo: era l'epoca dei signori della spada. In un impossibile universo dalle molteplici dimensioni, scena dell'eterna lotta tra i sovrani della legge e i signori del caos, Corum, il principe dal mantello scarlatto, è costretto ancora una volta a ingaggiare battaglia contro le oscure forze del male guidate dal bestiale capo dei Mabden, il conte Glandyth. ma non potrà fare ricorso alle forze infernali che, grazie ai malefici doni ricevuti dal dio Shool, l'occhio di Rhynn e la mano di Kwll, sempre gli erano venute in aiuto: questa volta dovrà affrontare da solo – anche se nell'eroe l'unità è una molteplicità – tremende prove prima di arrivare a Tanelorn, l'eterna, la mitica città della pace. Saranno allora gli dei perduti a metterlo dl fronte a una scelta, alla possibilità di bandire per sempre tutte le divinità dai quindici piani e di affrancare così l'uomo dallo stato di soggezione alle insensate forze del caos e alle deboli forze della legge...

Commento:
Gli dei perduti è il terzo volume della Prima Trilogia de Le Cronache di Corum, pubblicato sul mercato anglosassone nel 1971 con il titolo “The King of the Swords”, mentre è giunto in Italia nel 1974, grazie alla Sugar Editore. Questo romanzo, che ha vinto il British Fantasy Award nel 1973, si può considerare a buon diritto uno sword and sorcery, con alcune contaminazioni clockpunk, anche se noto che oggi i commentatori e gli autori (soprattutto quelli anglosassoni) tendono a includere molti libri di questo genere letterario nel grimdark. 
La storia ci viene narrata in terza persona e secondo il punto di vista di Corum Jhaelen Irsei, il Principe dal Mantello Scarlatto, ultimo sopravvissuto della razza dei Vadhagh (elfi), sterminata dai bestiali Mabden (gli umani).
In questo terzo libro, abbiamo modo di comprendere parte dei misteri che alleggiano in questo Ciclo.
Per quanto concerne il world building, apprendiamo che i Quindici Piani di cui aveva fatto menzione l’Autore nei precedenti volumi sono solo parte delle infinite dimensioni presenti nel Multiverso Moorcockiano. Come se non bastasse, alcuni soggetti particolarmente versati nelle arti magiche (divinità, stregoni, negromanti) possono compiere dei viaggi nel tempo.  Ad esempio Corum si sposta in differenti di questi mondi mediante una nave del cielo, attraversando i muri dimensionali. Non è dato conoscere quale la natura di questo velivolo, anche se evidente che si tratta di una tecnologia anacronistica nel contesto in cui è ambientata la vicenda.
In secondo luogo viene specificato che Corum non è altro che un’incarnazione
del Campione Eterno, un eroe al servizio della Bilancia Cosmica il cui scopo è portare l’equilibrio nel Multiverso. Al riguardo, durante la storia, Elric di Melnibonè e Erekose andranno ad aiutare il nostro, comprendendo di essere tutti l’incarnazione del medesimo guerriero in epoche e dimensioni diverse.
Le descrizioni dei mondi attraversati dal protagonista sono così dettagliate che leggendo questo libro riuscirete a focalizzarle perfettamente, apprezzando la stupefacente capacità di immaginazione dell’Autore. Allo stesso modo, le creature che popolano questi pianeti sono oniriche e spaventose: demoni, draghi, serpenti volanti che trainano bighe, elfi, nani, uomini bestia, gorilla alati con il volto di tigre, giganti e dei.
In relazione ai personaggi, oltre a Corum, viene dato maggiore profondità a Jhary, ramingo viaggiatore dimensionale e compagno degli eroi. Questi svolge un ruolo fondamentale nell’economia della vicenda orientando le scelte del protagonista con preziose informazioni. Mentre invece per i villain, merita di essere ricordato il conte Glandyth, che continua la sua battaglia personale contro Corum, ma anche Voilodion, nano e mago, Signore della Torre Evanescente.
Per concludere, vi dico che questo è uno strepitoso romanzo, imprescindibile per ogni amante del fantasy!

Voto 5/5
Voto Goodsreads 3,90/5


Autore: Michael John Moorcock (Londra, 18 dicembre 1939) è un prolifico scrittore britannico sia di fantascienza che di fantasy; ha inoltre pubblicato un certo numero di romanzi letterari. Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, a soli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo della New Wave nel Regno Unito e indirettamente negli Stati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l'Eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell'Arts Council. In questo periodo scrisse occasionalmente sotto lo pseudonimo di "James Colvin", uno "pseudonimo di casa" usato da altri critici su New Worlds. In seguito apparve un falso necrologio di Colvin su New Worlds. In seguito Breakfast in the Ruins, un romanzo letterario, incluse un'introduzione che menzionava la precedente morte di Moorcock. Alcuni lettori vi credettero. Moorcock, infatti, usa molto le iniziali 'JC', e non è interamente una coincidenza che siano anche le iniziali di Gesù Cristo (Jesus Christ in inglese), il soggetto della sua novella del 1967 Behold the Man. Quest'opera, pubblicata per la prima volta su New Worlds come una novella, racconta la storia di Karl Glogauer, un Ebreo insicuro e dall'incerta sessualità che, ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, diventa viaggiatore del tempo per cercare di incontrarlo, ma scopre, con suo orrore, che "Gesù di Nazareth" non è altri che un ritardato storpio, figlio di una donna di facili costumi che racconta di averlo concepito con un angelo: a quel punto Glogauer, per "riparare" a quello che gli sembra un insopportabile 'torto cosmico', inizia a viaggiare per la Palestina predicando il messaggio cristiano come lo ricorda dalle sue numerose letture dei Vangeli e, infine, arriva a "inverare" la leggenda biblica della crocefissione attraverso un paradosso di predestinazione. Questo lavoro vinse il Premio Nebula per la migliore novella del 1967. (Tratto da http://truefantasybooks.blogspot.it/)


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